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I 10 migliori monasteri in Tibet

Il Tibet fu, fino alla Rivoluzione Culturale cinese (1966-1976), il paese con la più alta percentuale di monaci sul totale della popolazione maschile al mondo: stime storiche indicano che un uomo su quattro o cinque portava l'abito monacale. I monasteri non erano solo centri di preghiera: erano università, ospedali, banche, archivi, centri di potere politico. In poco più di un decennio, la Rivoluzione Culturale distrusse circa seimila monasteri — la grande maggioranza del patrimonio monastico tibetano — bruciando le biblioteche, disperdendo le comunità, costringendo i monaci ai lavori forzati. Quello che si visita oggi in Tibet è in parte ricostruito, in parte preservato miracolosamente, in parte gestito in modo che lo Stato cinese approva.

1. Jokhang, Lhasa

Il Jokhang è il tempio più sacro del Tibet. Fondato nel VII secolo dal re Songtsen Gampo — il re che introdusse il buddhismo in Tibet — ospita la statua di Jowo Sakyamuni, considerata la rappresentazione più sacra del Buddha nel buddhismo tibetano. La statua era un dono di sposa della principessa Wencheng della dinastia Tang. La circambulazione del Jokhang lungo il Barkhor — il circuito esterno percorso dai pellegrini in senso orario — è uno degli spettacoli spirituali più intensi dell'Asia. L'ingresso al tempio richiede biglietto; alcune sezioni sono riservate ai fedeli.

2. Potala, Lhasa

Il Palazzo del Potala, costruito dall'ottavo Dalai Lama Ngawang Lobsang Gyatso nel XVII secolo sul sito di un edificio del VII secolo, è il simbolo del Tibet nel mondo. Patrimonio UNESCO dal 1994. Tecnicamente un palazzo che include funzioni monastiche, il Potala era la residenza invernale del Dalai Lama e il centro del governo teocratico tibetano. Le tombe a stupa dorato dei Dalai Lama sono all'interno. L'accesso è contingentato a 2.300 metri di altitudine; il numero di visitatori giornalieri è limitato per ragioni di conservazione. Prenotazione indispensabile.

3. Sera, Lhasa

Sera fu fondato nel 1419 da uno dei discepoli di Tsongkhapa, il fondatore della scuola Gelug. Prima della Rivoluzione Culturale contava oltre cinquemila monaci; oggi ne ha circa seicento, in parte residenti in Tibet e in parte rifugiati in India che tornano periodicamente. Il cortile dei dibattiti — dove ogni pomeriggio i monaci discutono filosofia buddhista in coppie, scandendo le argomentazioni con gesti codificati e battiti di mani — è uno degli spettacoli più vivaci del buddhismo tibetano ed è aperto agli osservatori non monaci.

4. Drepung, Lhasa

Drepung era il più grande monastero del mondo prima del 1959, con oltre diecimila monaci. Fondato nel 1416, è il "convitto" della scuola Gelug — i Dalai Lama vivevano qui prima della costruzione del Potala. Oggi ne abitano circa seicento. Il complesso bianco su una collina a ovest di Lhasa è ancora imponente; alcune delle sale più antiche sono sopravvissute alla Rivoluzione Culturale.

5. Ganden, Lhasa

Ganden, fondato nel 1409 da Tsongkhapa stesso — il riformatore che creò la scuola Gelug — fu quasi completamente raso al suolo tra il 1966 e il 1969. La ricostruzione iniziata negli anni Ottanta ha restituito parte del complesso; alcune aree sono ancora in restauro. Il sito, a cinquanta chilometri da Lhasa su un'altura a 4.300 metri, offre una vista panoramica sulla vallata del Kyi-chu. La stupa dorata con i resti di Tsongkhapa è il luogo più venerato del monastero.

6. Tashilhunpo, Shigatse

Tashilhunpo è la sede del Panchen Lama, la seconda figura del buddhismo tibetano dopo il Dalai Lama. Fondato nel 1447 dal primo Dalai Lama, conserva la statua di bronzo dorato di Maitreya (il Buddha futuro) più alta del mondo in un edificio chiuso (26 metri). Il monastero non fu completamente distrutto durante la Rivoluzione Culturale e mantiene una comunità relativamente numerosa. Shigatse è la seconda città del Tibet, a cinque ore di auto da Lhasa.

7. Samye, Shannan

Samye, fondato nell'VIII secolo dal re Trisong Detsen con l'aiuto di Padmasambhava e Shantarakshita, è il primo monastero del Tibet. L'architettura è un mandala tridimensionale — la pianta rispecchia la cosmologia buddhista — con un tempio centrale circondata da dodici edifici che rappresentano i continenti e i subcontinenti. Molto danneggiato durante la Rivoluzione Culturale, è stato parzialmente ricostruito. Si trova nella valle di Yarlung, raggiungibile dal Tibet meridionale.

8. Mindrolling, Shannan

Mindrolling, fondato nel 1676, è uno dei sei grandi monasteri della scuola Nyingma — la più antica scuola del buddhismo tibetano. Tradizionalmente guidato da una linea di reincarnazioni laiche (non monacali) della famiglia fondatrice, il monastero è noto per la qualità dell'arte sacra e per il suo programma di studi filosofici. La comunità in esilio in India (Dehradun) è oggi più numerosa e attiva della sede tibetana.

9. Ralung, Shigatse

Ralung è la sede storica della scuola Drukpa Kagyu, una delle principali scuole del buddhismo tibetano, e il luogo di origine della tradizione religiosa che si estese poi in Bhutan. Fondato nel XII secolo, conserva alcune strutture medievali nonostante le distruzioni del Novecento. La scuola Drukpa Kagyu è particolarmente nota per i suoi maestri di pratica meditativa avanzata.

10. Drigung, Lhasa

Il monastero di Drigung Thil è la sede principale della scuola Drikung Kagyu, fondata nel 1179. È noto per i suoi rituali funebri — la cosiddetta sepoltura celeste (jhator), in cui il corpo del defunto è offerto agli avvoltoi sulla cima della collina adiacente — e per la sua rigida tradizione meditativa. Il sito è a circa cento cinquanta chilometri da Lhasa.

Visitare il Tibet oggi

Tutti i visitatori stranieri devono entrare in Tibet con un permesso speciale (Tibet Travel Permit) rilasciato dalle autorità cinesi, disponibile solo attraverso agenzie di viaggio cinesi accreditate. Il permesso base va integrato con permessi aggiuntivi per Shigatse, Sakya, e le aree di confine. Il comportamento nei monasteri deve essere rispettoso: non camminare in senso antiorario attorno agli edifici sacri (la direzione è sempre in senso orario), non alzare la voce nei tempi sacri, non puntare i piedi verso le immagini del Buddha.

Il sistema delle reincarnazioni: i tulku

Un aspetto del monachesimo tibetano senza paralleli in altre tradizioni religiose è il sistema dei tulku — monaci riconosciuti come reincarnazioni di precedenti maestri. Il Dalai Lama e il Panchen Lama sono i tulku più noti, ma il sistema si estende a centinaia di figure: ogni grande monastero ha la propria linea di reincarnazioni. Il riconoscimento di un nuovo tulku — bambino trovato attraverso test e profezie dopo la morte del predecessore — è un processo lungo e complesso, supervisionato da lama anziani e, nel caso delle figure più importanti, dallo stesso Dalai Lama. Dopo il 1959, il governo cinese ha preteso il diritto di approvare le reincarnazioni dei tulku di alto rango, creando una controversia politico-religiosa irrisolta.

Il dibattito filosofico come pratica monastica

Nei monasteri Gelug — la scuola fondata da Tsongkhapa che include Sera, Drepung e Ganden — il dibattito filosofico (tsen-je) è una forma di pratica meditativa a piena titolarità. Ogni pomeriggio, nel cortile del monastero, i monaci si confrontano a coppie su questioni di filosofia madhyamaka e abhidharma. Chi risponde siede sul terreno; chi interroga è in piedi, scandisce le argomentazioni con un gesto delle mani — la sinistra aperta, il palmo verso l'alto, la destra che batte forte al momento della domanda decisiva. Il suono dei palmi nel silenzio del cortile è riconoscibile da lontano. Il dibattito non è accademico: è un metodo per liberare la mente dalle posizioni rigide e avvicinarla alla comprensione della vacuità (sunyata).

Tutti i monasteri tibetani sono localizzati sulla mappa interattiva.